giovedì 17 febbraio 2011

DESIDERATA di Max Ehrmann

Vai tranquillamente tra il rumore e la fretta e ricorda quanta pace può esserci nel silenzio. Per quanto possibile senza doverti abbassare , sii in buoni rapporti con tutti. Parla la tua verità con calma e chiarezza, e ascolta gli altri, anche i noiosi e incolti, hanno anch'essi una loro storia.

Evita le persone volgari e aggressive , esse opprimono lo spirito. Se ti paragoni con gli altri, puoi diventare vanitoso e aspro , perché sempre esisteranno individui migliori e peggiori di te . Gioisci dei tuoi risultati così come dei tuoi progetti.

Conserva l'interesse per la tua carriera , per quanto umile , è un vero tesoro per il futuro mutevoli del tempo. Sii prudente nei tuoi affari , perché il mondo è pieno di tranelli. Ma questo non ti renda cieco a quanto vi è di virtù molte persone lottano per grandi ideali e dovunque la vita è piena di eroismo.
Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti. Non essere cinico riguardo all'amore, a fronte di tutte le aridità e disillusioni esso è perenne come l'erba .

Accetta benevolmente gli ammaestramenti che derivano dall'età , lasciando con serenità le cose della giovinezza. Coltiva la forza dello spirito per difenderti nelle calamità improvvise. Ma non tormentarti con l'immaginazione . Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine. Al di là di ogni salutare disciplina , sii tranquillo con te stesso.

Tu sei un figlio dell'universo, non meno degli alberi e delle stelle , tu hai diritto ad essere qui. E se non è chiaro a voi , senza dubbio l'universo si stia schiudendo come dovrebbe.


Perciò sii in pace con Dio , comunque tu concepirai Lui , e qualunque siano i tuoi affanni e aspirazioni, nella rumorosa confusione della vita conserva la pace con la tua anima . Con tutti i suoi inganni , i lavori ingrati ei sogni infranti , è ancora un mondo meraviglioso. Essere allegri. Sforzati di essere felice

GIURAMENTO DI IPPOCRATE

"Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per gli dèi tutti e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni, che eseguirò, secondo le forze e il mio giudizio, questo giuramento e questo impegno scritto:


  • di stimare il mio maestro di questa arte come mio padre e di vivere insieme a lui e di soccorrerlo se ha bisogno e che considererò i suoi figli come fratelli e insegnerò quest'arte, se essi desiderano apprenderla;

  • di rendere partecipi dei precetti e degli insegnamenti orali e di ogni altra dottrina i miei figli e i figli del mio maestro e gli allievi legati da un contratto e vincolati dal giuramento del medico, ma nessun altro.

  • Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, mi asterrò dal recar danno e offesa.

  • Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.

  • Con innocenza e purezza io custodirò la mia vita e la mia arte. Non opererò coloro che soffrono del male della pietra, ma mi rivolgerò a coloro che sono esperti di questa attività.

  • In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l'altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.

  • Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell'esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simili.


E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell'arte, onorato degli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro".

giovedì 27 gennaio 2011

Lettera di un professore ai propri alunni e ex alunni per il Giorno della Memoria e per ricordare ogni giorno

Carissimi Ragazzi,

in questi giorni ho rivisto video e film sull’Olocausto per prepararmi al “Giorno della Memoria” e ho ripreso le foto dei miei viaggi ad Auschwitz e Dachau, due campi di concentramento, il primo in Polonia, il secondo in Germania. «Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio: è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento», sono le parole di una canzone di Francesco Guccini, che mi ricordano l’intenso silenzio di quei luoghi pur in mezzo ai tanti visitatori, un silenzio che fa rumore, che dà fastidio perché costringe a pensare, a fermarsi, a tacere, a pregare, a riflettere, a commuoversi.

Sì, Carissimi, anche un professore piange, soffre, si sente inadeguato, impotente, poiché non c’è tra quei viali qualcuno che possa dirsi immune dal dolore solo per il suo ruolo, per le conoscenze, per i titoli di studio, per la fama, per il denaro. Non ho più bisogno, dopo essere stato nei campi di sterminio, di vedere per me film che trattino questi temi, perché ho impresso nel cuore e nella mente quanto ho provato di persona, non è presunzione bensì consapevolezza. Io non piango molto, almeno esternamente, ma quando ciò accade, da allora, c’è sempre una lacrima per i deportati, per le loro famiglie, per i loro amici; c’è sempre una lacrima per tutti i deportati e perseguitati di oggi in tutto il mondo, quel mondo che ben poco ha imparato dalla Memoria.

Scrive Etty Hillesum, morta ad Auschwitz nel 1943 a 29 anni: «Ho affrontato questo dolore, molti interrogativi hanno trovato risposta, l’assurdità ha ceduto il posto ad un po’ più di ordine e di coerenza: ora posso andare avanti di nuovo. È stata un’altra breve ma violenta battaglia, ne sono uscita con un pezzetto di maturità in più. Mi sento come un piccolo campo di battaglia su cui si combattono i problemi o alcuni problemi del nostro tempo. L’unica cosa che si può fare è offrirsi umilmente come campo di battaglia. Quei problemi devono pur trovare ospitalità in qualche parte, in cui possono combattere e placarsi e noi dobbiamo aprire loro il nostro spazio interiore senza sfuggire».

Carissimi ragazzi, dalla sofferenza non si fugge, la si può solo accogliere, portare con sé, affrontarla ogni giorno come un soldato coraggioso che sa che la vita è preziosa, ma allo stesso tempo acquista più valore quando è donata.

Crescere vuol dire questo e, se anch’io a 35 anni continuo a crescere e ad imparare, a sognare e a lottare, a cadere e rialzarmi, sono certo che potete farlo anche voi che per crescere fisicamente avete la famiglia e la natura dalla vostra parte, per imparare avete la scuola, l’università, le biblioteche, internet, per sognare avete l’amore, la musica, lo sport, per lottare avete l’ardore della vostra età, le passioni, i desideri, per cadere avete gli esempi negativi e lo scoraggiamento, per rialzarvi chi vi vuole bene e un grande attaccamento alla vita. Perché scrivervi queste parole proprio ora? Cosa c’entrano con la memoria dell’Olocausto?

Mi vengono in aiuto le parole di Hannah Arendt, una pensatrice tedesca di origine ebraica costretta a fuggire per le persecuzioni naziste: «È anzi mia opinione che il male non possa mai essere radicale, ma solo estremo; e che non possegga né una profondità, né una dimensione demoniaca. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie. È una sfida al pensiero, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s’interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la banalità. Solo il Bene ha profondità, e può essere radicale». Io credo nella vostra capacità di andare al cuore delle cose, di toccare le radici profonde del Bene, di “succhiare il midollo della vita”, di mutare la banalità in competenza, sacrificio, impegno, contenuto, azione, amore, dono.

Così fare memoria ha un senso, perché non è come studiare la storia dai libri o da un dvd, né come fare una commemorazione, né un ricordo nostalgico del passato; fare memoria con voi, che siete vivi, forti, speciali, determinati, dal cuore buono, significa dare un orientamento diverso al presente e uno sguardo profetico sul futuro perché possiamo costruire, partendo da noi stessi, un “Bene profondo e radicale” in famiglia, nello studio, con gli amici, con i proff., con chi amate, con chi è immigrato, chi è povero, chi è solo, chi è malato, chi la pensa diversamente, chi ha altre abilità, chi prega un altro Dio. Etty Hillesum scrive ancora: «Dobbiamo pregare di tutto cuore che succeda qualcosa di buono, finché conserviamo la disposizione verso questo qualcosa di buono. Infatti, se il nostro odio ci fa degenerare in bestie come lo sono loro, non servirà a nulla». Lo scrive lei in mezzo alle atrocità e alla morte, alla “banalità del male”, lo scrive lei per me e per voi, perché il suo “dobbiamo pregare che succeda qualcosa di buono” si realizzi come preghiera oggi, diventi impegno comune che trasformi la memoria in azione, in vita concreta, in donne e uomini di buona volontà che non abbiano più bisogno che qualcuno gli ricordi Auschwitz o Dachau, perché ce li hanno tatuati nel cuore.

Coraggio e speranza, Carissimi ragazzi, poiché anche in quei luoghi di sterminio ci sono state persone, come Padre Massimiliano Kolbe che ha offerto la propria vita per salvare un padre di famiglia, ci sono stati uomini e donne che hanno trasformato l’orrore in amore!


(M. Pappalardo)

lunedì 24 gennaio 2011

I HAVE A DREAM

Io voglio sapere

se Cristo è veramente risorto

se la chiesa ha mai creduto

che sia veramente risorto.

perché allora è una potenza,

schiava come ogni potenza?

perché non batter le strade

come una follia di sole,

e dire: Cristo è risorto, è risorto?

perché non si libera dalla ragione

e non rinuncia alle ricchezze

per questa sola ricchezza di gioia?

Perché non dà fuoco alle cattedrali,

non abbraccia ogni uomo sulla strada

chiunque egli sia,

per dirgli solo: è risorto!

e pianger insieme,

piangere di gioia?

perché non fa solo questo

e dire che tutto il resto è vano?

ma dirlo con la vita

con mani candide

e occhi di fanciulli.

Come l’angelo del sepolcro vuoto

con la veste bianca di neve nel sole,

e dire: “non cercate tra i morti

colui che vive!”

Mia chiesa amata e infedele,

mia amarezza di ogni domenica,

chiesa che vorrei impazzita di gioia

perché è veramente risorto.

E noi grondare luce

perché vive di noi:

noi questa sola umanità bianca

a ogni festa

in questo mondo del nulla e della morte.

P. Davide Turoldo

mercoledì 12 gennaio 2011

WAVING FLAG

When I get older, I will be strongerThey'll call me freedom just like a wavin' flagAnd then it goes back, and then it goes backAnd then it goes back, oh

Born to a throne, stronger than RomeA violent prone, poor people zoneBut it's my home, all I have knownWhere I got grown, streets we would roam

Out of the darkness, I came the farthestAmong the hardest survivalLearn from these streets, it can be bleakAccept no defeat, surrender, retreat

So we struggling, fighting to eatAnd we wondering when we'll be freeSo we patiently wait for that fateful dayIt's not far away, but for now we say

When I get older I will be strongerThey'll call me freedom just like a wavin' flagAnd then it goes back, and then it goes backAnd then it goes back, oh

So many wars, settling scoresBringing us promises, leaving us poorI heard them say 'love is the way''Love is the answer,' that's what they say

But look how they treat us, make us believersWe fight their battles, then they deceive usTry to control us, they couldn't hold us'Cause we just move forward like Buffalo Soldiers

But we struggling, fighting to eatAnd we wondering, when we'll be freeSo we patiently wait for that faithful dayIt's not far away but for now we say

When I get older I will be strongerThey'll call me freedom just like a wavin' flagAnd then it goes back, and then it goes backAnd then it goes back, and then is goes

When I get older I will be strongerThey'll call me freedom just like a wavin' flagAnd then it goes back, and then it goes backAnd then it goes back, and then it goesAnd then it goes

And everybody will be singing itAnd you and I will be singing itAnd we all will be singing it

When I get older I will be stronger

They'll call me freedom just like a wavin' flagAnd then it goes back, and then it goes backAnd then it goes back, and then it goes

When I get older I will be stronger

They'll call me freedom just like a wavin' flagAnd then it goes back, and then it goes backAnd then it goes back, oh

When I get older, when I get older

I will be stronger just like a wavin' flagJust like a wavin' flag, just like a wavin' flag Flag, flag, just like a wavin' flag

(K'naan)